ETNOFILMfest 2025 – 4 e 5 ottobre

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Il Comune di Este accoglie il ritorno dell’ETNOFILMfest, la mostra internazionale di cinema documentario etnografico, che quest’anno assume una veste speciale: non la consueta rassegna competitiva ma un’edizione interamente celebrativa, pensata come momento di memoria e di rilancio. Dopo aver toccato diverse città, il festival riparte proprio dal luogo che lo ha visto nascere, con due giornate dense di proiezioni, incontri e spettacoli che raccontano non solo il percorso del festival stesso, ma anche i dieci anni della sua scuola, la prima in Italia interamente dedicata al documentario etnografico. Il 2025 segna infatti un traguardo significativo: il decennale dell’Ethnographic Film School, fondata sotto l’egida dell’Etnofilmfest da Fabio Gemo, antropologo, regista e ideatore del Centro Studi sull’Etnodramma.

Il programma si apre sabato 4 ottobre al Teatro dei Filodrammatici con l’inaugurazione ufficiale. Alle ore 17:30 al Teatro dei Filodrammatici la proiezione di “Sentinelle del Nulla” in ricordo di Luigi Di Gianni. Di Gianni ( 1926, 2019) è stato regista, sceneggiatore e documentarista italiano. Nella sua attività di documentarista ha affrontato prevalentemente temi antropologici, religiosi e sociali, esplorando, in particolare, l’intreccio tra ritualità pagana e cattolicesimo popolare nell’Italia del Sud. Questo documentario biografico spiega l’opera cinematografica del regista e il percorso analitico. Si snoda attraverso la storia del maestro e una vita dedicata al cinema, seguendo un percorso personale basato sempre su un’estetica fotografica di alto livello che attraversa il documentario metafisico e il cinema di finzione. Prodotto dal laboratorio per la realizzazione di documentari diretto da Mirco Melanco docente di “cinema del reale”, DAMS Padova.

 

Alle ore 21.00 EÎDÒN Regia di Simone Bardi. Dal profondo delle memorie, una voce misteriosa racconta i trionfi e le ombre crescenti del Delta del Po, dove un equilibrio si è spezzato, forse per sempre. Tra nebbie del passato e incertezze del presente, si rivela la resistenza ecologica di una famiglia di pescatori della Sacca di Scardovari. La voce confessa una sordità lunga decenni alle grida della terra, e ora la casa rischia di crollare. Nel limbo di questo tempo crudele, è possibile ritrovare un’armonia? Il film invita a perdersi nello sguardo del Delta, a decifrarne i misteri e a interrogarsi sul fragile posto dell’uomo in questo scrigno di vita. Simone Bardi è stato allievo di Fabio Gemo, Antropologo culturale e filmmaker documentarista, specializzato in eco-antropologia e fotografia etnografica. Produttore e regista di documentari televisivi in questa occasione esplora la fragilità e la resilienza del Delta del Po, in un intreccio di memorie. Ma soprattutto come avamposto dell’ecologia e del futuro.

 

Domenica 5 ottobre sarà interamente dedicata al decennale della scuola ETNOFILM. La mattina, dalle 10, il pubblico potrà ripercorrere con testimonianze e filmati i dieci anni di questa esperienza formativa. Da dieci anni, ETNOFILM rappresenta un’eccellenza nell’ambito dell’istruzione cinematografica in Italia, raggiungendo il traguardo di 100 diplomati. Unica nel panorama nazionale, questa scuola si dedica interamente al documentario etnografico, un genere che esplora le dimensioni culturali e sociali delle comunità di tutto il mondo. si alterneranno sullo schermo lavori di giovani autori come Giorgia Di Sario (Il dono della cura), Matilde Bignotti (Smascherati), Virginia Manni (Lo psiconauta) ed Enrico Bergamasco (La maschera e il sogno), insieme al contributo del maestro Luigi Di Gianni (Percorsi rurali).

 

Nel pomeriggio, a partire dalle 14.30, la proiezione del film Dietro la porta di Karine de Villers e Mario Brenta, un mosaico di ritratti intimi che interrogano il rapporto fra individuo e casa come specchio dell’interiorità. Guardare dietro la porta significa portare il nostro sguardo in quel luogo, la casa, per scoprire in che modo possa

rappresentare chi la abita, essere lo specchio della sua interiorità. Diciotto ritratti – colti nella loro particolare quotidianità, fra le mura domestiche e non solo – per rivelare come il luogo di appartenenza, per origine, scelta o semplice casualità della vita, possa essere indicatore del proprio personale rapporto che ciascuno ha con il mondo, con l’altro ma soprattutto con sé stesso. Diciotto microcosmi che si articolano fra loro secondo un’armonia più universale, condivisa: una sorta di spartito visivo e sonoro, di melodia a più voci, corale in cui, crediamo, ogni spettatore, naturalmente e senza troppa fatica, si potrà ritrovare e riconoscere.

 

Alle 16.30 sarà protagonista l’antropologo, musicologo e cineasta Francesco De Melis, con un incontro dal titolo Lo sconfinamento dell’antropologia visiva nell’arte contemporanea, in cui presenterà i suoi lavori di videoarte sul patrimonio immateriale italiano. Lo sconfinamento dell’antropologia visiva nell’arte contemporanea in un viaggio dentro le nostre tradizioni attraverso il cinema e la fotografia Francesco de Melis e compositore antropologo della musica produttore fotografo e cineasta etnologo svolge da anni un’intensa attività di ricerca sulla musica tradizionale e l’iconografia dei suoni e sulla teoria e la prassi del film etnomusicologico, è docente all’università La Sapienza.

 

Seguirà, alle 17.30, la proiezione di Afar Together (Convivenze remote) di Rodolfo Bisatti, regista e sperimentatore che indaga il “cinema minimo” come alternativa al sistema produttivo tradizionale. Quest’opera fa parte del progetto: “Per un Cinema Minimo” e accompagna l’uscita dell’omonimo Manifesto. Un’inversione di campo rispetto alla filiera tradizionale che in Italia, secondo l’autore, è per lo più nepotista e impresentabile al cospetto dei minimi intellettivi. Questo è un bell’esempio di cinema Minimo, cioè di cinema della pertinenza, altro rispetto al cinema dell’apparenza. Rodolfo Bisatti, regista e sperimentatore cinematografico e televisivo. Si forma presso Ipotesi Cinema e il DAMS di Bologna. È fondatore di Kineofilm e del progetto VAM.

 

La chiusura del festival, alle 21, sarà affidata allo spettacolo Arcipelago Pasolini, un viaggio lirico e musicale a cinquant’anni dalla scomparsa dell’intellettuale friulano, con testi di Pasolini, musiche di Ennio Morricone, la voce narrante di Fabio Gemo e le esecuzioni di Andrea Bassato al piano digitale e al violino elettrico. A 50 anni dalla scomparsa di Pier Paolo Pasolini (1975-2025), Etnodramma presenta una scelta di letture dell’artista di Casarsa, che spaziano a tutto tondo nel suo universo creativo. Sono dunque radunati e affiancati brani di romanzi, di poesie, di canzoni, di interviste, di saggistica, di articoli giornalistici, intercalati da alcuni importanti momenti della sua cospicua e rilavante produzione cinematografica. Fondamentale è l’incontro con Ennio Morricone, con il quale Pasolini instaurò una collaborazione proficua, di reciproco disvelamento. La grandissima parte dei brani musicali qui scelti, deriva da colonne sonore di film pasoliniani o di film in cui Pasolini abbia dato il suo contributo creativo, spesso in veste di soggettista o sceneggiatore.

 

Con il sostegno del Comune di Este, della Regione Veneto e della Provincia di Padova, e con il contributo di partner e media partner, l’ETNOFILMfest 2025 si configura come un’edizione dal forte valore simbolico: uno sguardo al passato per un cambio di passo che porti al futuro, un’occasione di incontro tra cinema, antropologia e comunità. La fenice è quindi emblema perfetto della continuità attraverso la trasformazione: il passato diventa base ardente da cui ripartire

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